Sel, il gioco dell’oca e l’ennesima matrioska da aprire

Articolo pubblicato sul quotidiano “Il Manifesto” nell’edizione del 28.09.2016


La sinistra radicale in Italia è simile alla matrioska, la bambola di legno russa: se apri la più grande, dentro trovi un’altra bambolina, uguale ma più piccola, e così via fino ad arrivare all’ultima che è minuscola.

Così è stata la storia della sinistra degli ultimi dieci anni, a cominciare da Rifondazione. Adesso pare si stia per sciogliere, ma il condizionale è d’obbligo, anche Sinistra Ecologia Libertà e da questa formazione politica, proprio come in una matrioska, salterebbe fuori Sinistra italiana, un partito che sembra già più piccolo e meno significativo rispetto al precedente.

Quando fondò Sel, Nichi Vendola disse che nascevamo per scioglierci in qualcosa di più grande: non è quello che si sta verificando oggi.

Altra caratteristica della sinistra-sinistra è di fare sempre come nel gioco dell’oca: quando i dadi determinano una situazione sfortunata – ma qua la sfortuna c’entra ben poco – si torna alla casella di partenza indipendentemente dal punto in cui si è arrivati in quel momento. L’invocazione del mantra della legge elettorale proporzionale è solo l’ultimo esempio che va in questa direzione.

E ancora: sempre come nel gioco dell’oca, a ripartire dalla casella zero ogni volta sono le solite pedine (e i soliti giocatori), magari solo diversamente posizionate rispetto al passato. Diversamente dal gioco dell’oca, però, nelle caselle sul tabellone si alternano due situazioni soltanto: «alleanza con il Pd» oppure «mai col Pd» (nella nuova edizione pare ci sia anche la casella «alleanza con il Movimento 5 stelle, ma non si può dire»). A rendere ancora più noioso il tutto è evidentemente la lunghezza dei tempi: la partita (congressuale) dura da circa un anno e mezzo… un’era geologica insomma.

Così la sinistra è inutile. Non rappresenta niente e nessuno, si autorappresenta soltanto. Si accanisce terapeuticamente su se stessa. Alle rivoluzioni e manifestazioni ha sostituito i tormentoni e le mozioni (parlamentari). Già, perché pensa che fare politica sia scattarsi i selfie o fare un video nei (presunti) luoghi del conflitto, specularmente a come fa Renzi: perché una fetta di mercato politico-elettorale non si nega a nessuno.

Fa tutto così schifo quindi? No.

Per aprire davvero le porte e far muovere le idee su nuove gambe occorrerebbe essere meno saccenti e più umili. Sabato scorso, a Roma, l’iniziativa #PorteAperte ci ha provato. Se «sinistra» per un ventenne di oggi non rappresenta nulla o, nel migliore dei casi, viene considerata al pari di un concetto storico come «giacobino» o «mazziniano», forse dovremmo ripartire proprio da «ciò che non siamo» e da «ciò che non vogliamo», come scriveva il poeta.

Siamo troppo grandi – e troppo piccoli allo stesso tempo – per aprire l’ennesima matrioska e inseguire le solite pedine del gioco dell’oca. È ora di cambiare le regole del gioco e, finalmente, riaprire l’unica partita che ci appassiona: cambiare il nostro paese e il mondo.

Francesco Cecchetti*

Dario Danti*

Luca Panicucci*

*coordinatori Sel Pisa, 2009-2016

Inaugurazione del People Mover

Il Presidente di Toscana Aeroporti Marco Carrai non si è presentato ieri all’inaugurazione del People Mover. Tra i motivi della mancata partecipazione dei vertici dell’azienda, che pure dovrebbero esultare per l’importante infrastruttura che indubbiamente renderà più competitivo lo scalo pisano, ci sarebbe lo slittamento dell’arrivo del finanziamento promesso dal precedente governo per l’ampliamento della Pista di Peretola… Il tutto mentre il Galilei doppia per numero di passeggeri annui Firenze, 5 milioni contro 2,5 milioni. Altre questioni sull’ampliamento di Peretola, che ancora si devono conoscere nei dettagli, le ha poste la VIA (Valutazione Impatto Ambientale) del Ministero dell’Ambiente. E’ possibile ancora fermare un’opera costosa e dannosa.

Sulla moschea

A Pisa si assiste, ormai da alcune settimane, a un surreale dibattito su Moschea sì Moschea no. Non mi mi dilungo sul perché sono a favore della costruzione di un luogo di culto per gli islamici, mi interessa, invece, provare a discutere su come la mia parte, cioè chi è a favore, dovrebbe comportarsi verso il referendum consultivo per cui la destra della nostra città ha raccolto le firme. Rifiutare il quesito in quanto sui principi non si vota o provare a sconfiggere la marea razzista montante con il voto popolare? Ho letto già alcune autorevoli prese di posizione per la prima ipotesi, io sono per la seconda. Se, infatti, si facesse di fatto campagna per l’astensione non riconoscendo la legittimità del referendum, la vittoria del no alla Moschea sarebbe per forza di cose amplissima in tempi percentuali e a noi non resterebbe che il debole argomento che hanno votato in pochi. Che clima si creerebbe se l’attuale amministrazione, che sull’argomento si è mossa, Sindaco in testa, benissimo, non bloccasse la costruzione della Moschea proprio in prossimità della campagna elettorale? Penso che non ci siano altre scelte che mettere insieme tutte le forze democratiche di questa città per provare a sconfiggere quelle reazionarie sperando di riuscire a costruire, almeno su questo tema, un fronte di argine democratico dal Pd alla sinistra sinistra passando, me lo auguro ma qui la vedo più dura, al Movimento 5 Stelle fino all’associazionismo. Non sarà facile, ma abbiamo il dovere di provare a farlo. Non vedo altri modi per raggiungere l’obbiettivo, e cioè che i cittadini musulmani possano avere a Pisa un luogo dignitoso dove pregare.

P.S.
Se poi il Consiglio di Stato o qualche altro organismo non riconoscerà come legittimo il quesito referendario, ovviamente, tanto meglio.